C'è tutta una serie di piccole cose che ti colpiscono, che ti affascinano, che ti fanno amare ancora di più una città che non sia quella in cui sei nato. Non voglio parlarvi di Central Park, o del MOMA, o delle infinite meraviglie di New York. Qui parliamo di dettagli.
Come l'arte del complain, ovvero l'arte del lamentarsi per ottenere il servizio che abbiamo pagato esattamente come ci aspettavamo che fosse. Mi sono intrecciata. Allora: se a ristorante il vostro hamburger è well-done, e non medium-done come avevate chiesto (stiamo parlando della cottura della carne), basta chiamare il cameriere, fargli presente che così non vi piace, ed ecco che quello senza fiatare porterà via il piatto e lo sostituirà con un uno nuovo. Senza scenate, senza dover urlare, senza doversi sentire a disagio. A testa alta. Complain. Please. Nessuno si offende, ognuno fa il suo lavoro, il cliente ha sempre ragione. Stupefacente.
Oppure come il diritto di return. Entrate da Daffy's, da Macy's, da Forever 21, ovunque, e dopo un po' si sa cosa succede, specialmente alle maniache-compulsive dello shopping...
Si torna a casa e quel vestitino che sembrava così carino e conveniente adesso appare per quello che è, un cencio-pigiamoso costato troppi dollari. No panic.
Si torna al negozio, si dice semplicemente: "I would like to return this"...
Immaginatevi la scena in italia: la commessa che sbuffa, parte l'interrogatorio: "cosa c'è che non andava? La taglia? il colore? è stato danneggiato? Eh no, non puoi nemmeno cambiarlo perché era a saldo...."
Qui no no no no no...
Senza fare domande, la commessa mi risponde: ma certo cara! E no, non devi per forza cambiarlo con qualcos'altro (che se ci fosse stato qualcos'altro di decente nel negozio l'avevo già comprato, no?!); e no, non ti faccio un buono... ti restituisco i soldi! Oppure, se avevi pagato con carta di credito, basta ripassarla nel pos, si fa una sottrazione, et voilà! L'intero importo viene riaccreditato!
This is America... (to be continued...)






